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Rolex Sea-Dweller vs Rolex Deepsea

Dr. N

Quando il Rolex Submariner non basta più, le immersioni estreme richiedono strumenti estremi. Per questo Rolex, negli anni Sessanta, inizia a sviluppare la linea Sea-Dweller, rivolta agli operatori subacquei più esigenti in assoluto, quelli che richiedono una resistenza all’immersione davvero fuori dal comune.

Vediamo insieme come è nata la linea Rolex Sea-Dweller Sea-Dweller Deepsea, e a quali vette – o forse dovremmo dire abissi?- tecniche è stata capace di giungere negli anni.

Il Rolex Sea-Dweller Deepsea “Deep Blue” realizzato in onore dell’impresa di James Cameron, il primo a scendere in solitaria con un batiscafo nella Fossa delle Marianne nel 2012.

 

Rolex Sea-Dweller: le origini

Siamo negli anni Sessanta. L’esplorazione subacquea è sulla bocca di tutti: anche se oggi ci sembra difficile da immaginare, in questo periodo l’idea di realizzare intere città sui fondali oceanici è considerata una prospettiva realistica, al pari della creazione di colonie extraplanetarie. Sono gli anni della sfida tra USA ed URSS per la conquista dello spazio, ma sono anche quelli delle esplorazioni oceanografiche di Costeau e Piccard. Mentre il primo rende celebre il Rolex Submariner, il secondo ha reso popolare la tecnologia Rolex per le immersioni a grandi profondità.

L’impresa di Piccard, portare il batiscafo Trieste nel punto più profondo esistente nei nostri oceani, è già in sé eccezionale. Il Trieste raggiunge nel 1960 i 10.916 metri di profondità, con a bordo Piccard e Walsh: la Fossa delle Marianne è conquistata. Un prototipo di Rolex Deep Sea Special è fissato all’esterno dello scafo del sottomarino: sopravvive agevolmente alla durissima prova, resistendo alle fortissime pressioni ed alle variazioni di temperatura di questa storica discesa.

L’esperienza acquisita da Rolex in questa impresa estrema viene messa a frutto nel 1964, con il lancio del Rolex Sea-Dweller. Dall’impresa di Piccard, il Rolex Sea-Dweller mutua una costruzione più robusta rispetto al Rolex Submariner, che gli consente di resistere alla pressione dell’acqua fino alla profondità di 500 metri. Ma la caratteristica che davvero contraddistingue la costruzione di questo orologio è la valvola di fuoriuscita dell’elio. Qual è il motivo per cui viene inclusa?

Per rispondere, dobbiamo spostarci dal Pacifico ai Caraibi, dove la Marina degli Stati Uniti conduce l’esperimento SeaLab, volto a verificare la possibilità di realizzare habitat subacquei stabili, in grado di ospitare a lungo degli esseri umani in capsule posate sul fondale marino. L’aria all’interno dell’habitat contiene, in aggiunta al normale ossigeno ed azoto, una parte di elio. Questo gas inerte ha la caratteristica di sciogliersi rapidamente nei tessuti umani senza interferire con le funzioni vitali, evitando il fenomeno noto come narcosi da azoto, causato dall’interferenza del gas più presente nella nostra atmosfera con i tessuti neurali, problema questo che si manifesta oltre i 30 metri di profondità.

Un Rolex Sea-Dweller vintage

La controindicazione data dall’utilizzo dell’elio viene rilevata già nel corso del primo esperimento, quello del SeaLab 1, in cui l’acquanauta Robert Barth nota un fenomeno spiacevole: durante la risalita, e la relativa decompressione, il vetro plexi del suo Rolex Submariner scoppia e viene espulso dall’orologio. Il problema, come lui subito intuisce, è causato dall’elio presente nell’atmosfera della capsula. L’elio penetra attraverso l’acciaio della cassa durante la fase di compressione, saturando l’interno dell’orologio. Fino a che la capsula resta sul fondo, nessun problema: la pressione dentro e fuori la cassa è equalizzata. Quando si ritorna in superficie, la pressione dell’aria si riduce, ma l’elio non riesce ad uscire dall’orologio rapidamente come è entrato. Barth, oltre a comprendere la causa del problema, propone anche la soluzione che caratterizza l’intera linea Sea-Dweller e Deepsea: la valvola per la fuoriuscita dell’elio. È un sistema che, senza aggiungere oneri di procedura all’utente -come avviene ad esempio nell’Omega Seamaster, dove la valvola si aziona manualmente-, ma in modo del tutto automatico, rilascia in maniera controllata l’eccesso di elio presente all’interno della cassa.

 

Il Rolex Sea-Dweller Deepsea

La ricerca della massima capacità di immersione, da parte di Rolex, non si ferma negli anni Sessanta. Nel 2008, viene introdotto un modello che, nonostante la denominazione lo classifichi come parte della linea Sea-Dweller, è di fatto un prodotto completamente nuovo: il Rolex Sea-Dweller Deepsea. Questo notevole ritrovato tecnico introduce numerose innovazioni che consentono all’orologio di funzionare regolarmente sino all’impressionante profondità di 3900 metri. Il Rolex Deepsea, oltre alla valvola elio già presente sul Rolex Sea-Dweller, vanta un sistema di tenuta detto “Ring Lock”. Questa innovazione consiste in un anello metallico in lega speciale sul quale insiste il vetro zaffiro bombato che protegge il quadrante, permettendo di distribuire la pressione generata dall’acqua lungo la circonferenza del vetro stesso e scaricarla sul robusto anello interno. Anche il fondello è realizzato in modo differente rispetto ai normali Rolex: vi è un anello filettato esterno che comprime il fondello vero e proprio, realizzato in titanio, materiale tra l’altro più impervio alla penetrazione dell’elio rispetto all’acciaio.

Il Rolex Sea-Dweller Deepsea è facilmente riconoscibile, rispetto al Rolex Sea-Dweller, in quanto presenta dimensioni esterne maggiori, l’anello di tenuta Ring-Lock visibile lungo alla periferia del quadrante, ed il vetro zaffiro convesso, privo della lente Cyclope che ingrandisce la data sul Rolex Sea-Dweller e su altri Rolex sportivi con datario. La costruzione convessa del vetro rende infatti, attualmente, impossibile l’applicazione di una lente di ingrandimento.

Il Rolex Sea-Dweller Deepsea ed il Rolex Sea-Dweller oggi

Oggi, il Rolex Sea-Dweller Deepsea e il Rolex Sea-Dweller sono due modelli che portano avanti l’eredità dell’epoca delle grandi esplorazioni cui Rolex partecipò fornendo segnatempo robusti, affidabili e in grado di funzionare in condizioni estreme. Anche se ben pochi degli acquirenti utilizzeranno la valvola elio, i RolexSea-Dweller e Sea-Dweller Deepsea sono apprezzati in quanto capaci di distinguersi dagli “ordinari” Rolex Submariner, recando con sé ancora una parte dell’aura di avventura con cui Rolex, prima di diventare uno status symbolè divenuta celebre in passato.

Una curiosità finale: perché il nome “Sea-Dweller“? In inglese, significa “inquilino del mare”: questo orologio, come abbiamo visto, nasce per chi doveva trascorrere lunghi periodi nelle capsule subacquee. Si arriva persino ad ipotizzare la realizzazione di città subacquee: ma il freddo, l’ineliminabile umidità e, soprattutto, il buio costante delle profondità oceaniche hanno convinto gli esploratori a rivolgersi ad un’altra frontiera, lo spazio. Ma questa, come si suol dire, è un’altra storia

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