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Samantha Cristoforetti e Omega Speedmaster X33

Samantha Cristoforetti è tornata sulla Stazione Spaziale Internazionale, dopo la sua prima missione quasi dieci anni fa. Anche stavolta, al suo polso c’è l’Omega Speedmaster X33: un orologio davvero particolare. Scopriamo di più su questo cronografo tanto insolito e lontano dal tradizionale Speedy di cui porta il nome.

Omega Speedmaster X-33: le origini

A fine anni Novanta, la NASA e la ROSCOSMOS richiedono a Omega di produrre un orologio da utilizzare nelle missioni spaziali di lunga durata. Il tradizionale Speedmaster va bene per attività extraveicolari nel vuoto, grazie alla sua robustezza e facilità di lettura, ma si ritiene che la nuova tecnologia digitale possa essere utile dentro le capsule spaziali. Ecco che viene richiesto un orologio in grado di memorizzare informazioni e trasmetterle agli utilizzatori durante le missioni.

Omega Speedmaster X-33: come è fatto

L’Omega Speedmaster X-33 viene da lunghi anni di studi e sviluppo da parte di Omega. Il materiale in cui è realizzato questo orologio è il titanio, leggero e resistente. Il vetro è zaffiro antigraffio. Viene scelto di inserire un modulo al quarzo, per ragioni di precisione, robustezza, non necessità di caricamento manuale e, naturalmente, per sfruttare tutte le innovazioni che il digitale offre.

Uno dei requisiti è un timer di missione di lungo periodo. Omega non delude e si presenta con una funzionalità che consente di misurare intervalli sino a 999 giorni di permanenza nello spazio. Anche gli allarmi sonori sono sviluppati con cura: a ogni funzione corrisponde una tonalità differente e il volume è abbastanza alto da essere udibile anche indossando il casco.

Omega Speedmaster X-33 vs Speedmaster tradizionale

A prima vista si potrebbe pensare che con questo modello Omega volesse sostituire lo Speedmaster con un orologio al quarzo. Dopotutto, ci sono le anse ritorte a lira, il bracciale a rulli, la certificazione NASA per il volo spaziale, il cavalluccio marino sul fondello e, naturalmente, la scritta “Speedmaster” in corsivo sul quadrante… In realtà, quel che Omega ha voluto fare con lo Speedmaster X-33 Skywalker è stato sviluppare un orologio specifico per un compito specifico. Partendo da alcune caratteristiche che rimandano allo Speedy tradizionale e che richiamano la storia di Omega, sì. Ma senza per questo voler toccare in qualche modo lo Speedmaster convenzionale, o la sua eredità storica: semmai affiancandolo. L’Omega X-33 è un orologio totalmente diverso da uno Speedmaster tradizionale, ma prende in prestito alcune sue caratteristiche per rendergli omaggio.

Anche nei compiti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, lo Speedmaster X-33 e lo Speedmaster tradizionale differiscono: il moderno orologio digitale è pensato per l’utilizzo dentro la capsula, come una sorta di computer da polso dell’astronauta. Ma quando c’è da svolgere un’attività extraveicolare (EVA) nel vuoto cosmico, ecco che l’Omega Speedmaster Moonwatch continua a essere indossato sopra la tuta, esposto a caldo rovente, freddo siderale, radiazioni UV e pressione zero. Svolgendo, oggi come decenni fa, in maniera impeccabile la sua funzione di orologio meccanico nell’era spaziale: non c’è alcun motivo per pensare che lo Speedmaster tradizionale non avrà ancora lunga vita nell’esplorazione dell’ultima frontiera.

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