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Crisi economica e lusso – Parte 2

Dr. N

Abbiamo visto nel precedente articolo come il mercato degli orologi di lusso potrebbe essere influenzato dalla crisi economica in corso. Le misure di arresto delle attività produttive decise da molti Governi occidentali hanno messo la classe media in forte difficoltà. Come si uscirà da questa situazione? Quali le conseguenze sul mercato del lusso in generale e degli orologi in particolare? Vediamolo insieme in questa seconda parte.

Le prospettive economiche

Lo scenario analizzato nello scorso articolo ipotizzava misure keynesiane di sostegno ai redditi della classe media. A seguito di questi stimoli, l’economia riprenderebbe. Sono soluzioni già collaudate in passato e che potrebbero funzionare ancora, ma richiedono la volontà politica di essere attuate.

A questo punto entriamo nell’imponderabile: le decisioni politiche sono scelte umane influenzate da molti fattori. Non possiamo sapere quali direzioni prenderanno i governi dell’Italia e degli altri Paesi del continente europeo. Possiamo però tracciare delle traiettorie ipotetiche basate sulle scelte passate e sulle condizioni giuridiche attuali.

Il primo dato che dovremmo tenere in considerazione è che il Governo italiano ha espresso reiteratamente, soprattutto per bocca dell’attuale Ministro dell’Economia, la volontà di attenersi alle regole di bilancio dettate da trattati internazionali, fra cui quello di Maastricht e quello del Fiscal Compact, già a partire dal 2021. Il dato politico dunque tenderebbe a escludere manovre di tipo keynesiano.

Quanto al dato economico, l’ISTAT ha rilevato, nel settembre 2020, una deflazione dello 0.5% medio in Italia. Questo valore indica la presenza di una situazione in cui i salari decrescono e i consumi stagnano.

Cosa accade dunque dopo un lungo periodo di mancata percezione di redditi e di contrazione dei consumi? Si ha un impoverimento della classe media. La BCE però – come ogni altra Banca Centrale in Occidente – continua a iniettare liquidità nei mercati finanziari. Questa è una scelta obbligata per far sopravvivere l’euro nel breve termine nonostante l’indebolimento dell’economia reale. Questa liquidità però non riverbera a favore delle classi medie, bensì della sola classe alta, la quale non potendo investire nella produzione di ricchezza per la classe media (nessuno compra) metterà i propri risparmi parte in ulteriori prodotti finanziari, parte in beni tradizionalmente considerati come riserva di valore.

I Governi degli altri Paesi europei, benché meno rigidi nell’applicazione dei criteri di bilancio dettati dall’Unione Europea, non paiono intenzionati ad adottare politiche keynesiane in senso classico. Germania e Francia sosterranno i loro settori strategici, ma senza creare una domanda diffusa alzando i redditi dell’intera popolazione.

Si configura quindi, tirando le somme, una situazione in cui la distribuzione della ricchezza in Europa Occidentale persiste nelle tendenze viste negli ultimi tre decenni: concentrazione del potere di acquisto nelle fasce più alte della popolazione e diffuso impoverimento della classe media.

Quali conseguenze sul mercato degli orologi?

La fascia media e medio-bassa del mercato orologiero potrebbe risentire in modo importante del calo dei redditi della maggioranza della popolazione. Marchi come Hamilton, Longines, Tudor e persino Cartier potrebbero risentire di questa contrazione. Azzardiamo una previsione: il mercato degli smartwatch potrebbe non essere più in espansione come accaduto fino ad oggi.

Chi beneficierebbe invece della maggiore disponibilità di reddito da parte delle fasce alte della popolazione? Probabilmente i marchi di maggiore prestigio, quali Patek Philippe, Audemars Piguet, Rolex, Omega, non vedranno diminuire le loro vendite. Queste maison sono peraltro già ora oggetto dell’interesse dei collezionisti che acquistano a fini di investimento, pertanto non cambierebbe molto per loro. Aumenterebbero probabilmente i prezzi degli orologi di questi grandi marchi, sia per quanto riguarda gli orologi nuovi che per quelli usati.

 

E i metalli preziosi?

L’oro e, in misura minore, l’argento, sono e rimarranno riserve di valore di grande interesse. Tutta la storia umana vede questi due metalli e in particolare l’oro rappresentare il mezzo per eccellenza verso cui ci si rivolge quando è necessario mettere da parte delle riserve di valore.

Nel corso del 2020, il prezzo dell’oro e quello dell’argento sono saliti. Naturalmente, l’oro è molto importante per la stabilità dei sistemi finanziari globali ed è presumibile che le autorità monetarie di tutto il mondo non vedano con favore un suo eccessivo apprezzamento rispetto alle valute. Pertanto, interventi per “calmierare” il prezzo del metallo giallo sono sempre possibili. Detto questo, è ragionevole attendersi che, in forza di una domanda sostenuta e di una produzione limitata, il suo prezzo aumenti. Della domanda abbiamo già detto: essa dovrebbe provenire soprattutto da soggetti di ceto economico elevato. Dal lato dell’offerta, è necessario sottolineare come due dei maggiori produttori mondiali, Cina e Russia, ormai da anni non esportano oro, preferendo immagazzinare quanto estraggono nelle riserve statali. Mossa questa che lascia di fatto solo Australia, Canada e Stati Uniti come produttori per un mercato sempre più sotto pressione. Per questo ci pare ragionevole pensare che il prezzo dell’oro possa continuare gradualmente a salire nel prossimo futuro.

(Il prezzo dell’oro in euro, nell’ultimo anno. Fonte: Il Sole 24 Ore)

Conclusioni

In questi due nostri articoli abbiamo tentato di tratteggiare le linee salienti del quadro macroeconomico in Occidente e il suo impatto sul mercato del lusso, soprattutto degli orologi di lusso. Ne sono risultati due scenari.

Nel primo, alla crisi in atto a causa delle misure restrittive prese a seguito della diffusione del Coronavirus si risponde con scelte keynesiane: spesa pubblica a deficit volta a garantire la piena occupazione. La conseguenza sul mercato del lusso sarebbe un ritorno agli anni della Prima Repubblica, quando il mercato orologiero italiano era il più forte al mondo dopo quello statunitense. Ne beneficerebbero tutte le fasce dell’orologeria, in particolare quelle media e medio-alta.

Nel secondo scenario, le politiche governative rimangono quelle viste finora: le Banche Centrali immettono liquidità nei sistemi finanziari e gli Stati perseguono scelte di bilancio rivolte al pareggio. Questo significa recessione o stagnazione per la classe media e accrescimento della ricchezza per i ceti più elevati. La conseguenza per il mercato orologiero sarebbe un apprezzamento dei marchi di maggior prestigio come Patek Philippe, Audemars Piguet, Rolex, Omega.

Riteniamo più probabile il secondo scenario, in forza del comportamento sinora tenuto dai decisori politici italiani ed europei.

E voi, cosa ne pensate delle conseguenze della crisi seguita al Coronavirus sul mercato degli orologi di lusso? Ditecelo nei commenti!

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