Vostok Amphibia

Dr. N

Proseguiamo con questo articolo il nostro viaggio nell’affascinante mondo dell’orologeria russa e sovietica. Abbiamo visto come gli orologi dell’URSS hanno saputo conquistare lo spazio. Ora è il momento di apprendere come i segnatempo del blocco sovietico hanno affrontato le profondità oceaniche, andando a scoprire un orologio che mi ha sorpreso piacevolmente ogni volta che l’ho indossato: il Vostok Amphibia.

Un Vostok Amphibia antimagnetico in cassa Albatross degli anni Ottanta.

Vostok Amphibia: le origini

Siamo negli anni Sessanta, e i grandi successi dell’orologeria svizzera nel settore subacqueo hanno già conquistato appassionati e professionisti delle immersioni. Il Blancpain Fifty Fathoms, il Rolex Submariner, l’Omega Seamaster e molti altri celebri diver si sono già fatti valere al polso dei subacquei civili e militari di tutto il mondo.

La marina da guerra sovietica negli anni Sessanta necessita di poter effettuare operazioni subacquee in tutta sicurezza, con segnatempo in grado di funzionare alla perfezione nel contesto sottomarino. Nel 1967, vengono adottate dalla Flotta del Mar Nero nuove tattiche diversive ed anti-diversive richiedenti l’impiego di unità subacquee in contesti ostili, in grado sia di attaccare obiettivi nemici che di proteggere obiettivi propri da attacchi subacquei altrui. L’intensificazione delle attività subacquee porta alla richiesta di sviluppare un vero orologio subacqueo, in grado di sostituire i vecchi e ingombranti strumenti da immersione già in uso nella Marina sovietica. Il compito di svilupparlo è affidato ad una squadra capitanata dai due orologiai Mikhail Novikov e Vera Belova, che proprio nel 1967 presentano la loro creazione: il Vostok Amphibia.

Sviluppare un orologio subacqueo non è semplice come appare. La prima ipotesi è quella di acquisire la tecnologia dalle aziende occidentali, come viene fatto in campo cronografico: ma i produttori svizzeri non intendono cedere a terzi la loro tecnologia, in quanto negli anni Sessanta l’orologio subacqueo rappresenta una fetta piuttosto consistente delle loro vendite, grazie anche alla popolarità garantita a questo settore da una celebre saga cinematografica. Si pensa quindi a copiare senza licenza i prodotti elvetici: ma anche questa strada appare difficilmente percorribile, non tanto per una questione di diritto d’autore – in un Paese socialista il concetto di proprietà intellettuale non è particolarmente sentito, come chiunque può constatare osservando la Cina moderna -, quanto per la complessità tecnica della lavorazione. Gli orologi subacquei occidentali, infatti, condividono quasi tutti la soluzione del fondello a vite per garantire l’impermeabilità. Perché un tale sistema garantisca l’impermeabilità, è necessario realizzare l’orologio con tolleranze minime, e a questo fine occorrono macchinari di alta precisione: macchinari che l’industria sovietica preferisce riservare all’ambito aerospaziale, e che non sono facilmente accessibili a dei costruttori di orologi.

Il problema delle tolleranze di lavorazione non è l’unica sfida che Novikov e Belova devono affrontare. L’industria orologiera sovietica, fino a quel momento, non ha ancora realizzato casse in acciaio. Tutti gli orologi di produzione sovietica sono infatti dotati di casse in ottone, per un duplice motivo: l’acciaio è un materiale strategico da destinare alla produzione di armamenti – considerata centrale nell’economia sovietica -, e la procedura di stampaggio e rifinuìitura del morbido ottone è più semplice di quella dell’acciaio. La cassa in ottone cromato è rimasta in realtà, al di fuori del contesto diver, la scelta più gettonata dall’orologeria sovietica e russa, proprio per l’economicità di lavorazione. Per l’orologio subacqueo serve però necessariamente utilizzare l’acciaio, che garantisce di non deformarsi a causa delle forti pressioni subìte in immersione.

Vostok Amphibia: la tecnica

Novikov e Belova trovano, dopo molti tentativi, la soluzione a tutti i problemi tecnici e produttivi.

Realizzano un orologio dotato di fondello in due pezzi, con un anello filettato che preme contro il fondello vero e proprio, il quale è appoggiato, non avvitato, alla cassa. Questo permette di apporre un anello di tenuta in gomma molto largo, che compensa eventuali imperfezioni nella lavorazione del fondello o della cassa. La pressione dell’acqua schiaccia il fondello contro la cassa, aumentando l’impermeabilità: siamo quindi in presenza di un orologio la cui impermeabilità è “attiva”, non “passiva” come avviene ad esempio in un Rolex Oyster, la cui tenuta dipende solo dal serraggio di corona e fondello. Un esempio celebre di questo concetto “attivo” di impermeabilità è il Patek Philippe Nautilus, la cui tenuta aumenta con l’aumentare della pressione dell’acqua. Qui sotto vediamo il retro di un Vostok Amphibia di produzione corrente, in cui è chiaramente osservabile l’anello filettato separato dal fondello vero e proprio.

Le scritte in cirillico sul fondello -indubbiamente parte del fascino dei Vostok- indicano che siamo in presenza di un orologio la cui resistenza all’acqua è garantita fino a duecento metri, dotato di antishock, a carica automatica, e che il modello (scritta in rilievo su sfondo puntinato) è un “Amfibija”. A proposito, il nome è stato scelto per rappresentare la capacità di questo orologio di trovarsi ugualmente a proprio agio sulla terra e nell’acqua.

Un appunto sulla guarnizione in gomma che si trova sotto il fondello: non è realizzata in normale gomma fusa. Essendo l’Amphibia un orologio ad impermeabilità “attiva”, quando si immerge, la guarnizione viene compressa, e questo aiuta a mantenere la tenuta; il problema sorge quando si riemerge, ed il fondello allenta la sua pressione sulla guarnizione. È un momento critico: se la gomma utilizzata è del tipo tradizionale, manca dell’elasticità necessaria a riespandersi perfettamente, ritornando senza ritardi alla sua forma originaria, e si rischiano infiltrazioni d’acqua. La soluzione viene trovata dal comparto aerospaziale sovietico, che ha sviluppato per l’uso astronautoco la gomma sinterizzata, un materiale realizzato per fusione di una polvere finissima di gomma. Questo materiale possiede l’elasticità necessaria ad espandersi seguendo il fondello quando la pressione esterna diminuisce.

Per quanto riguarda la lavorazione della cassa in acciaio, i macchinari per lo stampaggio del metallo non consentono di realizzare una cassa tradizionale, ad anse sottili, come avviene con il più morbido e malleabile ottone: le anse tendono a spezzarsi durante la lavorazione, a causa della forte pressione che il macchinario imprime sull’acciaio per formarlo. Pertanto, si opta per una forma c.d. “a cuscino”, che integra le anse nella forma della cassa, e che diventa in seguito una cifra stilistica dell’Amphibia. Qui sotto vediamo uno dei primi Amphibia prodotti dalla Vostok.

Il vetro è plexi, come tutti gli orologi dell’epoca, ed è anch’esso adattato all’uso subacqueo. È più spesso di quello standard, 3 mm contro i 2 convenzionali, e adotta una forma a cupola schiacciata che ne induce l’allargamento quando compresso, forzandolo a premere contro la cassa e ad aumentare la tenuta. Ma non basta: per aderire perfettamente in sede, necessita di venire levigato mediante sabbiatura, così da renderne completamente liscia e regolare la circonferenza.

L’ultimo punto da cui l’acqua rischia di entrare in un orologio subacqueo è la corona: la soluzione adottata è di realizzarne una a vite, come d’uso negli orologi subacquei, ma di concezione speciale. Lungo l’alberino di carica, che collega la corona al movimento vero e proprio, viene inserito un giunto, che si sgancia quando la corona è serrata e si aggancia quando viene estratta. Questa soluzione consente di evitare che, in caso di urti laterali contro la corona, la forza del colpo si trasmetta al movimento, attraverso l’alberino di carica. A partire dagli anni Ottanta, questo sistema viene adottato anche sui Vostok Komandirskie: perciò, se possedete un Vostok e sentite la corona “muoversi troppo” quando la estraete, non dovete preoccuparvi. È una scelta costruttiva, non un difetto.

Quando l’orologio viene completato e sottoposto ai test, è un successo: con i mezzi a disposizione di Vostok, più limitati di quanto si trova in Occidente – ricordiamo che, a parte la gomma sinterizzata, non si riceve alcun aiuto dal complesso militare sovietico, la parte tecnologicamente più avanzata dell’economia dell’URSS -, Novikov e Belova riescono a realizzare un orologio subacqueo in grado di funzionare nelle difficili condizioni ambientali affrontate dai sommozzatori sovietici.

Non solo i test interni vengono superati: quando l’orologio viene collaudato da osservatori stranieri, su richiesta di Vostok viene modificato lo stesso protocollo di test, rendendolo più severo. Grazie a questa variazione, oggi gli orologi subacquei devono essere in grado di sopportare anche la pressione di una colonna d’acqua che preme in posizione ortogonale sulla corona di carica. Come il Vostok Amphibia è in grado di fare.

Con il tempo, il Vostok Amphibia viene aggiornato. Nascono nuove versioni con forme di cassa diverse, come la cassa ottagonale – detta dai collezionisti “Albatross” – visibile nell’immagine in apertura. In seguito viene introdotto un nuovo movimento a carica automatica. Gli Amphibia a carica manuale prodotti in epoca sovietica integrano inolte una controcassa in ferro dolce al loro interno, che li rende antimagnetici: verrà rimossa con il passaggio alla carica automatica per fare spazio al rotore di carica. L’esemplare con quadrante azzurro in apertura è proprio di questo tipo, come dimostra la scritta “antimagnetico” nella parte alta del quadrante. Posso testimoniare che la sua precisione è veramente notevole, entro i due secondi al giorno: detto per inciso, la magnetizzazione è uno dei maggiori disturbi che affliggono i movimenti meccanici oggi, a causa della presenza ormai ubiqua di dispositivi elettronici che espongono i segnatempo a campi elettromagnetici. La scelta dell’antimagnetismo, compiuta ai tempi dell’URSS per impedire all’orologio di far scattare le mine di profondità ad innesco magnetico, ha evidentemente un’inattesa influenza positiva sulla precisione di marcia oggi.

Il Vostok Amphibia fa per me?

Il Vostok Amphibia è un orologio meccanico a carica automatica, con movimento di manifattura interna alla Casa, dotato di impermeabilità tale da adattarsi all’uso subacqueo. Il suo aspetto sportivo e le dimensioni contenute permettono a tutti i polsi di indossarlo. Quando lo si acquista, viene fornito con un bracciale in acciaio stampato di fattura non eccelsa, che spesso si preferisce sostituire con un cinturino NATO oppure con un bracciale “chicchi di riso” come ho fatto io con l’orologio raffigurato qui sotto. La parte migliore dei Vostok Amphibia è probabilmente il prezzo: si acquistano nuovi tra i sessanta e gli ottanta euro, via Internet (Vostok non ha concessionari in Italia). La ragione di un costo così contenuto sta nel fatto che questo è un autentico orologio vintage, non un “omaggio” moderno: i movimenti, le casse, le ghiere, il vetro plexi, i bracciali da 18mm come usava un tempo, sono tutti realizzati con macchinari in funzione dall’epoca sovietica, a Chistopol, nel Tatarstan, in una città-fabbrica di epoca socialista, situata a nord del Mar Caspio. Il modello della città-fabbrica sovietica consente di ottenere produzioni di massa, con qualità anche discreta, a costi irrisori, con lo svantaggio di non poter aggiornare frequentemente il prodotto: per aggiornare la linea di produzione va fermata l’intera fabbrica.

In questa foto, il mio Vostok Amphibia Frogman su bracciale “chicchi di riso” di produzione Vostok

Grazie a questo modello produttivo è oggi possibile, per quelli di noi che amano il vintage, acquistare un orologio del passato, ad un prezzo inferiore persino rispetto a un usato, senza lo svantaggio della inaffidabilità e della necessità di manutenzione che un orologio usato inevitabilmente porta con sé.

Considerato il prezzo irrisorio dei Vostok, non si può che consigliare a chiunque apprezzi il vintage, o voglia semplicemente indossare qualcosa di diverso, ma rigorosamente meccanico, di scegliere il modello che più lo aggrada. Personalmente li ho trovati orologi di sostanza, adatti a ogni occasione, e in grado di mutare completamente aspetto con un cambio di cinturino. Svantaggi? L’assenza della rimessa rapida della data (ve l’ho detto che è un vero orologio vintage, solo prodotto oggi…), che costringe a muovere la lancetta delle ore dall’una del mattino alle otto di sera e poi avanti dalle otto all’una per far scattare il giorno senza dover compiere il giro completo delle ventiquattrore (è la procedura raccomandata dalla Casa, e purché l’orologio sia a piena carica, non arreca alcun danno). Non metto tra i difetti il vetro plexi: è vero che si graffia facilmente, ma non avrebbe lo stesso fascino se avesse un vetro minerale. E i piccoli graffi non inficiano la leggibilità: anzi, danno all’orologio un aspetto “vissuto”.

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