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La finestra del datario

Dr. N

È una questione lungamente dibattuta e controversa quella della utilità o meno della finestra del datario in un orologio.

In passato, l’orologio da polso era l’unico mezzo a disposizione dell’uomo per controllare lo scorrere del tempo: non solo delle ore, ma dei giorni e dei mesi.

Avere un orologio con data ed un calendario cartaceo rappresentava l’unico modo per conoscere il giorno della settimana. Ma oggi, con la disponibilità di calendari elettronici tascabili come gli smartphone, l’orologio da polso con datario può sembrare un anacronismo.

Dunque, datario sì o datario no? Qual è la scelta migliore per un orologio da polso? Scopriamolo insieme.

Il datario: la storia

La data è una delle complicazioni più dffuse in ambito orologiero. Integrare un datario in un orologio da polso è un risultato che si è raggiunto per gradi.

Nel 1915, Hammerly introduce una complicazione con data e giorno della settimana. L’idea però non attecchisce subito, per ragioni di leggibilità. Gli orologi di quest’epoca sono piuttosto compatti nel diametro, misurando usualmente dai 32 ai 34 millimetri. Un datario inserito in un orologio di così modesta dimensione finisce con il risultare poco leggibile, a causa della compattezza della ruota del datario e della piccolezza dei numeri che essa porta inscritti.

L’orologio con datario vede una prima diffusione generalizzata solo a metà del Novecento, quando Rolex introduce il datario istantaneo Datejust – nel 1955, per la precisione -, in grado di effettuare il cambio della data allo scattare della mezzanotte, metodo questo più piacevole visivamente rispetto alla lenta progressione del datario fra le 11 di sera e le 2 del mattino. Il diametro delle casse Rolex dell’epoca risulta ancora piuttosto compatto, in ragione del fatto che lo stile dell’epoca imponeva i piccoli diametri, quindi i numeri appaiono piccoli e poco leggibili: questa la ragione per cui fu introdotta, come addizione successiva al disegno iniziale del Rolex Datejust, la lente di ingrandimento Cyclops che tuttora caratterizza la produzione della Casa della Corona.

La finestrella del datario trova infine la sua appropriata collocazione negli orologi di ampio diametro, ossia sopra i 38 millimetri, divenuti di uso comune dopo gli anni Ottanta. Questi segnatempo consentono di inserire nel movimento una ruota del datario di maggior diametro, sulla quale possono essere disegnati numeri di maggior grandezza.

 

Il datario: pregi e difetti

L’utilità del datario è evidente prima facie: permette di sapere in quale giorno del mese ci si trova, con una semplice occhiata. In abbinamento ad un calendario cartaceo – o ad una complicazione dell’orologio apposita, ma non è di questa che ci occupiamo in questa sede – consente di conoscere subito anche il giorno della settimana.

Il difetto del datario, al di là della soggettiva questione estetica – secondo i puristi, esso intacca la pulizia formale del quadrante, in misura maggiore qualora sia abbinato ad una lente d’ingrandimento sul vetro come la Cyclops di Rolex – risiede essenzialmente nella necessità di effettuare la regolazione della data qualora l’orologio venga messo al polso dopo una lunga sosta. Mentre un solotempo richiede esclusivamente di essere caricato e messo all’ora, si perde qualche secondo in più se si deve sincronizzare anche la finestrella del datario.

Ma il motivo principale del dubbio sull’utilità del datario è la diffusione di telefonini e consimili strumenti informatici indossabili. La loro presenza rende superflua la presenza del datario, in quanto il giorno della settimana è consultabile anche dal cellulare.

 

Il datario ha ancora un futuro?

L’obiezione secondo cui il datario sarebbe superato da telefonini e smartwatch è in realtà poco sensata. Infatti i dispositivi informatici indossabili possono sostituire anche l’indicazione dell’ora, non soltanto quella del giorno del mese.

Per quanto concerne la minaccia rappresentata dagli strumenti informatici nei confronti degli orologi meccanici, abbiamo già avuto modo di dire che oggi, un orologio meccanico si acquista perché se ne apprezzano complessità e raffinatezza, perché si sceglie un oggetto potenzialmente illimitato nella sua durata, da tramandare alle future generazioni, non semplicemente per guardare l’ora, scopo cui assolvono bene anche gli orologi al quarzo.

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