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Il cronometro a risonanza di F. P. Journe

Dr. N

F. P. Journe è un marchio di alta orologeria che si è saputo guadagnare un posto nei cuori degli appassionati, nonostante la sua giovane età.

F. P. Journe nasce dalla passione di un solo uomo, François-Paul Journe, un orologiaio che per decenni ha realizzato su commissione pezzi unici e che ha deciso di mettere a disposizione la sua abilità a un pubblico sempre di nicchia, ma più ampio rispetto ai clienti singoli con cui ha lavorato per trent’anni.

Il motto di F. P. Journe è “Invenit et fecit“: inventò e realizzò. È usualmente riportato sotto il nome del fondatore della maison, a indicare che è proprio François-Paul Journe ad aver inventato e realizzato quel singolo orologio. Solo, anziché costruire a mano ogni pezzo personalmente, progetta l’orologio in modo tale da essere riproducibile in piccola serie, con componenti sì fatte a mano, ma uniformi. L’idea è di “industrializzare” la realizzazione delle idee di François-Paul Journe grazie a movimenti e casse producibili in più esemplari.

Andiamo a vedere una delle creazioni più ingegnose di F. P. Journe: il Chronomètre à Résonance.

La risonanza

Il pendolo a risonanza è un’invenzione che ha radici piuttosto risalenti. Il grande scienziato Galileo Galilei, nel 1602, si trovava a Padova, dove teneva la cattedra di Matematica – quella di Astronomia fu creata solo dopo la sua dipartita, in suo onore -. Nell’ateneo patavino, Galileo conduceva numerosi esperimenti con il pendolo: fu in questo contesto che lo studioso pisano notò che due pendole poggiate al muro si influenzano reciprocamente nell’oscillazione.

Approfondendo ulteriormente il fenomeno, si notò che due pendole, se collegate da un tramite in grado di veicolare elasticamente gli impulsi cinetici, entrano in risonanza, ossia oscillano simultaneamente in versi opposti e con una sommatoria di energia cinetica che rimane costante: se una riduce l’ampiezza di oscillazione, l’altra la aumenta proporzionalmente, e viceversa. Questa proprietà, nota appunto come risonanza,si verifica alla sola condizione che le due pendole siano di pari lunghezza.

Come abbiamo già accennato nell’articolo sul bilanciere, questo componente del movimento equivale funzionalmente alla pendola dell’orologio a muro. È infatti il bilanciere a regolare la marcia dell’orologio mediante un moto oscillatorio.

Il cronometro a risonanza di F.P. Journe

Il Chronomètre à Résonance di F. P. Journe è dotato di due movimenti completi, con tanto di doppi bilancieri. I due bilancieri si trasmettono energia a vicenda, essendo collegati tramite il metallo della platina cui sono poggiati, che svolge la stessa funzione del muro cui erano poggiate le pendole di Galileo.

Proseguendo nel parallelismo tra pendoli e bilancieri, la risonanza di questi ultimi si innesca solo se sono della stessa lunghezza e, di conseguenza, se hanno lo stesso periodo di oscillazione. Similmente, i due bilancieri, per entrare in risonanza, devono essere regolati in modo da avere periodi di oscillazione molto vicini.

Il Chronomètre à Résonance di F. P. Journe contiene due bilancieri, che per entrare in risonanza devono essere sincronizzati in tutte le posizioni, con uno scarto di meno di 5 secondi al giorno. Una volta entrati in risonanza, i bilancieri compensano uno le variazioni di oscillazione dell’altro. Quindi, nell’uso quotidiano, se muovendo l’orologio si causa una variazione nella velocità di oscillazione di un bilanciere, l’altro avrà una variazione speculare: se uno rallenta, l’altro accelera.

Il risultato di questa complessa costruzione è un orologio che autocompensa le variazioni nella frequenza di oscillazione dell’organo regolatore. Si tratta, quindi, di un ingegnoso esperimento tecnico, degno certamente del motto di F. P. Journe: Invenit et fecit, inventò e realizzò.

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