Il cronografo automatico

Dr. N

Anni Sessanta: la gara per il primo cronografo a carica automatica

Gli anni Sessanta sono un’epoca di grandissimo fermento anche in campo orologiero. Alcune tra le maggiori Case produttrici mondiali lanciano la sfida per realizzare il primo cronografo da polso a carica automatica. È un’impresa non facile, che richiede notevole fantasia e ingegno ai progettisti. Vediamo insieme come si è arrivati a questa rivoluzione dell’orologeria.

Zenith El Primero

L’inizio della sfida

Negli anni Cinquanta, vengono introdotti numerosi orologi automatici, tra cui alcuni orologi subacquei che ancor oggi hanno grande seguito. Il successo di questi nuovi orologi è però andato a discapito delle vendite di quello che è tuttora un grande classico degli orologi meccanici da polso: il cronografo.

L’innata eleganza e l’indubbia funzonalità del cronografo non sono più in grado, da sole, di garantirne la sopravvivenza. Il pubblico si sta abituano all’idea che un orologio da polso debba poter funzionare senza che sia necessario caricarlo ogni sera manualmente. La soluzione è la realizzazione di un cronografo a carica automatica: soluzione che però non è di semplice attuazione, e che richiede quasi un decennio di lavoro alle migliori menti dell’orologeria mondiale.

Nel 1947, Lemania -allora legata ad Omega- realizza un movimento per un orologio a carica automatica dotato di funzione cronografo. Tale esperimento non arriva però oltre lo stadio prototipale. I concorrenti per la realizzazione, e commercializzazione, del primo cronografo a carica automatica, restano in tre: Zenith, Seiko ed un consorzio di Doubois-Depraz, Buren, Breitling e Heuer.

Una sfida difficile

Per quale motivo la realizzazione del cronografo automatico è così ardua?

Innanzitutto vi è il problema della maggior energia consumata da un cronografo. Far muovere la lancetta del cronografo e le lancette dei minuti richiede una quantità di energia maggiore rispetto a quella di un solo-tempo: la soluzione tradizionale è quella di utilizzare la carica manuale, che permette di accumulare maggior tensione nella molla di carica rispetto ad un automatico.

Inoltre, rispetto ad un solo tempo, sono presenti due complicazioni in più, il cronografo e il meccanismo di carica automatica. Questo comporta una grande difficoltà nel realizzare un movimento sufficientemente compatto da entrare nella cassa di un orologio da polso. Ricordiamo anche che, negli anni Sessanta, gli orologi avevano casse più compatte e sottili di quelli odierni.

Zenith inizia a sviluppare il suo calibro cronografico automatico già nel 1962, con l’obiettivo di terminarlo nel 1965. Il fatto che il lavoro si sia concluso nel 1969 dà un’idea della difficoltà del compito.

I tre concorrenti

Come detto, a sfidarsi per realizzare il primo cronografo automatico sono Seiko, Zenith e il consorzio Doubois-Depraz, Buren, Breitling e Heuer.

Di questi, il vincitore finale, Zenith, sembra il più svantaggiato. È infatti quello con meno risorse finanziarie, e lavora da solo. Come è riuscito non solo a battere sul tempo gli altri, ma a realizzare un movimento ancor oggi considerato il migliore tra i cronografi automatici?

La risposta alla prima domanda è semplice: Zenith inizia a lavorare al progetto tre anni prima della concorrenza. Questo le dà un sostanziale vantaggio, considerato anche che l’intera fase di sviluppo, per tutti i concorrenti, è ammantata di segretezza, e che quindi nessuno può avvalersi delle scoperte altrui e integrarle nel proprio progetto: tutti partono da zero, ma Zenith parte per prima.

La risposta al quesito sulle ragioni della superiorità qualitativa del movimento Zenith richiede maggior approfondimento. Vediamo nel dettaglio le scelte dei tre concorrenti

Il consorzio Doubois-Depraz, Buren, Breitling e Heuer

Il consorzio Doubois-Depraz, Buren, Breitling e Heuer, proprio per il fatto di essere un insieme di produttori, adotta una filosofia progettuale in cui ciascuno contribuisce per una parte del movimento, che nasce quindi con una concezione modulare.

Il risultato è un modulo cronografico sviluppato da Dubois, con un micro-rotore, o rotore planetario, sviluppato da Buren, che fornisce la carica automatica. Questa costruzione implica la necessità di posizionare la corona sul lato sinistro della cassa. Un punto che viene sfruttato in fase commerciale da Heuer, che enfatizza tale caratteristica come distintiva per il Monaco, reclamizzandolo come un cronografo che non necessita di essere caricato e che per questo ha la “superflua” corona di carica a sinistra.

Heuer Monaco

Seiko

Seiko è un singolo produttore, e adotta un approccio integrato, analogamente a Zenith: tutto il movimento è disegnato da zero da una sola squadra di progettisti. Tuttavia, il fatto di essere partiti più tardi, e la tradizionale attenzione Seiko per la robustezza, più che per la raffinatezza tecnica, portano ad un movimento sì efficace, ma meno avanzato di quello Zenith. Non è certo privo di pregi, il movimento Seiko: è infatti in grado di integrare una complicazione della data e del giorno del mese, oltre ad avere un rotore di carica bidirezionale. La molla di carica riceve infatti l’energia della massa oscillante quando questa ruota, in senso orario come antiorario. In tal modo, si ottiene una molla di carica sempre al massimo della tensione, caratteristica utile, come detto, in un cronografo.

Seiko Automatic Chronograph

Zenith

Zenith è il produttore che indovina subito la “formula magica”: le 36’000 oscillazioni orarie del bilanciere, che consentono di misurare il tempo a frazioni di un decimo di secondo. Un risultato eccezionale per qualunque cronografo. Quasi incredibile per un cronografo automatico. Straordinario se pensiamo che è stato raggiunto oltre cinquant’anni fa. L’architettura integrata del movimento, figlia del fatto di essere partiti da zero e non assemblando moduli preesistenti, fa sì che il movimento sia estremamente compatto. Misura solo 30 mm di diameto per 6,5 di altezza. L’elevata efficienza di tutto il meccanismo consente poi di avere una riserva di carica di ben 50 ore. Si aggiunga che anche l’estetica del movimento risulta molto appagante, e si comprende perché lo Zenith El Primero sia considerato ancora oggi una pietra miliare dell’orologeria.

Zenith El Primero Movement

Il calibro 3019, cuore dello Zenith El Primero

Il vincitore della sfida

È indubbio che, fra i tre concorrenti, lo Zenith El Primero sia da considerarsi i vincitore. Non solo perché è stato presentato per primo. Lo iato fra i tre concorrenti è di pochi mesi, e tutti hanno messo in commercio il loro movimento cronografico automatico nel 1969. La ragione per attribuirgli il primato sta nella sua raffinatezza tecnica e nel suo successo: è l’unico fra i tre ad essere ancor oggi in produzione. La filosofia Seiko di migliorare e modificare costantemente il proprio prodotto non  ha infatti permesso di conservare inalterato il movimento originario. Il concorrente movimento realizzato dal consorzio Doubois-Depraz, Buren, Breitling e Heuer, il cui più significativo esponente è il Monaco di Heuer, è caduto vittima della crisi del quarzo. Oggi non viene più prodotto.

Non dobbiamo dimenticare che il movimento Zenith è stato scelto nientemeno che da Rolex per il proprio leggendario Daytona 16520, tra il 1988 e il 2000. È infatti un calibro che, grazie alla sua compattezza, viene agevolmente inserito nella cassa Oyster senza necessità di modifiche. Il fatto che siano serviti dodici anni a un produttore come Rolex prima di produrre un proprio movimento cronografico a carica automatica, e che ci sia arrivata oltre trent’anni di ritardo rispetto a Zenith, è un attestato dello straordinario lavoro che ha portato a realizzare lo Zenith El Primero: il primo, e forse ancora il migliore.

El Primero vs Daytona

Lo Zenith El Primero ed il Rolex Daytona 16520