Il calendario perpetuo

Dr. N

LE GRANDI COMPLICAZIONI DELL’ALTA OROLOGERIA

Serie di tre articoli sulla ripetizione minuti, il calendario perpetuo e il tourbillon

Il calendario perpetuo

Una complicazione è, in termini orologieri, una “funzione aggiuntiva” in un orologio, oltre all’indicazione di ora e minuto.

La presenza dell’indicazione dei secondi, è una complicazione. Quella dell’indicazione del giorno del mese, un’ulteriore complicazione. L’indicazione del giorno della settimana, un’altra ancora. L’indicazione del mese, ancora una complicazione. Tanto più è avanzato l’orologio, tanto meno è necessaria la regolazione manuale per tenerlo aggiornato con lo scorrere del tempo. In un calendario annuale, ad esempio, alla mezzanotte del 30 aprile il giorno del mese scatta su “1” saltando il “31”. Nella più avanzata delle complicazioni prevista in questo campo, il calendario perpetuo, l’orologio è in grado di tenere il conto degli anni bisestili, aggiungendo ogni quattro anni il 29 febbraio. Questo permette all’orologio di rimanere correttamente sincronizzato con lo scorrere del tempo per ben 100 anni.

Perché il calendario perpetuo

La necessità di misurare lo scorrere delle ore durante la giornata ha dato origine all’orologeria. La necessità di misurare lo scorrere dei giorni nel corso dell’anno ha dato origine al calendario.

Il calendario come oggi lo conosciamo, ha necessitato di un lungo periodo di sviluppo per arrivare all’odierna precisione. Il primo a suddividere l’anno in 12 mesi è Giulio Cesare. Il grande statista romano si affida ai migliori astronomi della sua epoca per calcolare la corretta durata dell’anno, che viene stimata in 365 giorni.

Nel XVI secolo, papa Gregorio XIII rileva che il calendario di Cesare ha accumulato un divario di circa 10 giorni, rispetto al tempo reale misurato dagli astronomi. La necessità di riportare in sincronia il calendario umano con quello astrale ha una notevole rilevanza pratica per il Pontefice e per la Cristianità tutta. Il calcolo del giorno in cui cade la Santa Pasqua deve essere preciso e univoco. Questo per garantire a tutti i fedeli di celebrare nel momento corretto la fondamentale festività, che cade la prima domenica successiva al primo plenilunio di primavera.

Anche Gregorio, come Cesare 1500 anni prima, convoca i migliori astronomi e matematici. Viene appurato, basandosi anche sui calcoli di Copernico, che la durata dell’anno solare è di 365 giorni e 6 ore: per tener conto delle ore aggiuntive, ogni quattro anni, si aggiungerà un giorno. E il divario accumulato nei 1500 anni precedenti? Gregorio ha una soluzione semplice: saltare d’un colpo una decina di giorni. Si va a dormire la sera di giovedì 4 ottobre 1582, e ci si sveglia la mattina dopo, venerdì 15 ottobre 1582. Le Chiese Ortodosse non accettano il nuovo calendario Cattolico, ed è per questo che ancor oggi in Russia si festeggia il Natale il 7 gennaio. Ai fini civili, invece, il calendario gregoriano viene adottato dalla Russia in epoca sovietica, e dai Paesi islamici nel corso del Novecento: con pochissime eccezioni, questo è oggi il calendario usato in tutto il mondo.

La bolla con cui Gregorio XIII introduce, nel 1582, il nuovo calendario, tuttora in uso

Le difficoltà degli orologiai

Dopo la riforma di Gregorio XIII, servono quasi due secoli perché l’orologeria riesca a mettere a punto dei meccanismi in grado di adeguarsi automaticamente al calendario senza interventi manuali. La difficoltà maggiore consiste nel tenere il conto degli anni bisestili. È infatti necessario mettere in funzione, una sola volta ogni quattro anni, un meccanismo che scatti esattamente alla mezzanotte del 28 febbraio dell’anno bisestile, portando il calendario a segnare il 29 febbraio anziché il 1 marzo,. Questo meccanismo deve poi resettarsi alla mezzanotte del 29 aprile, restando quindi inattivo fino al 28 aprile di quattro anni dopo.

La difficoltà viene superata per la prima volta da Thomas Mudge nel 1762. Mudge crea un orologio da tasca che, duecentocinquant’anni dopo, viene acquistato da Patek Philippe per esporlo nel museo dell’orologeria della prestigiosissima maison elvetica.

Il primo orologio con calendario perpetuo, realizzato da Thomas Mudge nel 1762

L’orologio con calendario perpetuo oggi

È più che appropriato che sia stata proprio Patek Philippe ad acquistare all’asta il primo esemplare di orologio con calendario perpetuo, in quanto questa azienda, più di ogni altra, ha associato nel corso del tempo il proprio nome alla complicazione di cui stiamo trattando. Il primo orologio da polso dotato di calendario perpetuo è infatti realizzato nel 1925 proprio da Patek Philippe, e sempre Patek Philippe, nel 1941, realizza il primo orologio con calendario perpetuo prodotto in serie, la referenza 1526. Nel 1962, è ancora di Patek Philippe il primo orologio a carica automatica con calendario perpetuo, la referenza 3448. Ancora oggi, i calendari perpetui di Patek Philippe sono tra i più amati e ricercati dagli appassionati del marchio.

Uno splendido esempio di calendario perpetuale: il Patek Philippe ref. 3970G

Come accennato a inizio articolo, l’orologio perpetuo è in grado di tenere correttamente il computo dei giorni, nel corso di un secolo intero. Questo perché il calendario nato dalla riforma gregoriana ha una ulteriore complicazione di cui tener conto. Gli anni multipli di 100 sono bisestili soltanto se sono anche multipli di 400. Quindi, mentre gli anni 1600, 2000, 2400 ecc. sono bisestili, gli anni 1700, 1800, 1900, 2100 ecc. non lo sono, non essendo multipli di 400. La prossima frontiera dell’orologio perpetuale, già sperimentata da alcuni produttori, è quindi quella di creare dei segnatempo che non necessitino di essere regolati una volta ogni secolo.

 

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