I rotori di carica

Dr. N

Finora mi sono occupato di orologi. Ma non dobbiamo dimenticare che quel che rende possibile il funzionamento di un orologio meccanico è la costante immissione di energia. Nel caso di un orologio a carica automatica, questa avviene tramite il movimento del polso. Ma quando un orologio meccanico non viene portato, si ferma.

Questo sembra non essere un problema nei normali solotempo. Dopotutto, si può sempre reimpostare l’ora quando li si indossa, no? Ma se l’orologio inizia a avere la complicazione della data, reimpostarla è già una seccatura. Se ha complicazioni come il calendario annuale o addirittura quello perpetuo, perdere traccia del tempo diventa un serio problema. Come rimediare?
Scopriamolo in questo articolo.

Il problema della perdita di carica

Gli orologi meccanici si distinguono in due categorie, a seconda del metodo utilizzato per l’immissione dell’energia necessaria al loro funzionamento. Sono gli orologi a carica manuale e quelli a carica automatica.

In un orologio a carica manuale, il problema dell’immissione di energia non ha molte soluzioni: è possibile caricarlo solo ruotando manualmente la corona di carica. Per questa ragione, la maggioranza degli orologi a carica manuale non è dotata di complicazioni relative al calendario che vanno oltre l’indicazione del giorno del mese o, laddove presenti, esse sono affiancate da una lunga riserva di carica, in modo da rendere poco impattante il problema di un’eventuale prolungata inazione del movimento.

Il discorso cambia quando si  tratta di orologi a carica automatica. Questi hanno movimenti che accumulano l’energia necessaria al proprio funzionamento sfruttando il movimento del polso. Sono quindi concepiti per essere portati ogni giorno: questo significa che nella loro natura vi è il funzionamento continuativo. Per questa ragione, gli orologi dotati di complicazioni quali il calendario annuale o perpetuo sono normalmente dotati di movimenti a carica automatica. La presenza di questo sistema di accumulazione dell’energia abbinato al calendario perpeutale consente, portando l’orologio al polso, di non dover mai intervenire sulla regolazione della data: perché l’orologio, funzionando continuamente, procede nel segnare ora e data indicando sempre il giorno corretto, superando la sfida tecnica presentata da mesi di trenta giorni e anni bisestili, come visto nell’articolo sul calendario perpetuo.

Lo svantaggio di un perpetuale automatico è che se non viene indossato si ferma, e quando si riprende a usarlo, la procedura per impostare nuovamente la data è complessa. La soluzione viene trovata da un appassionato di Patek Philippe, che decide di realizzare dei rotori di carica per mantenere attivi i suoi preziosi automatici.

La soluzione ideale: il rotore di carica

Cos’è un rotore di carica? È fondamentalmente un porta-orologio rotante, attivato da un motore elettrico, che consente di mantenere la carica dell’orologio.

Un piccolo appunto: molti confondono il caricamento con il mantenimento della carica, e commettono l’errore di mettere in un rotore un orologio scarico, stupendosi di trovarlo fermo dopo qualche giorno di rotazione. I rotori di carica non permettono di far partire un orologio scarico: il loro ruolo è di mantenere la carica di un orologio già carico. Pertanto, il corretto utilizzo di questi strumenti prevede di togliere dal polso l’orologio dopo averlo utilizzato per una giornata almeno, così che sia a piena carica o, in alternativa, che l’orologio automatico venga caricato manualmente mediante rotazione della corona. Solo una volta portato alla piena carica, l’orologio andrà inserito nel rotore, che provvederà a mantenerlo in funzione.

I primi rotori di carica – siamo alla fine degli anni Ottanta – sono nulla più che degli strumenti in grado di far ruotare l’orologio in un solo senso. Con l’avanzare degli anni e della tecnologia, vengono realizzati rotori sempre più complessi e  ricchi di funzionalità. Inizialmente, viene introdotta la possibilità di impostare la rotazione oraria oppure antioraria azionando un interruttore. In seguito, si inventa un rotore che consente di impostare la rotazione alternativamente in un senso e nell’altro automaticamente, senza dover agire manualmente per passare da una modalità all’altra. Questa innovazione è resa necessaria dall’esistenza di orologi il cui rotore interno carica sia girando in senso orario che antiorario, il c.d. rotore a carica bidirezionale, una tecnologia comparsa nel 1942 con il movimento Felsa Bidynator, e sempre più diffusa negli ultimi decenni: con la sedentarizzazione del nostro stile di vita, il polso si muove sempre meno, ed è importante sfruttare ogni rotazione per caricare la molla del bariletto.

I rotori di carica beneficiano anche dell’avanzamento tecnologico nel campo delle batterie. I primi esemplari sono alimentati da un cavo da inserire nella presa di corrente, munito di trasformatore per fornire corrente continua al motore elettrico. Poi vengono introdotti i modelli muniti di grosse batterie D montate in serie, non ricaricabili, per garantire un’autonomia di qualche giorno e poter collocare i rotori all’interno della cassaforte di casa, scelta raccomandabile per orologi di valore quali spesso sono i perpetuali, ma difficilmente attuabile coi modelli alimentati a cavo. Il passo successivo, reso possibile dalla diffusione post-crollo dell’URSS di quella che è nata come segretissima tecnologia militare sovietica, le batterie ai polimeri di litio, è la creazione di rotori di carica dalla lunga autonomia e ricaricabili un elevato numero di volte.

I rotori di carica vengono innovati anche dalla diffusione delle tecnologie informatiche. Il controllo computerizzato della rotazione permette di variare il numero di giri al giorno in funzione del tipo di orologio che deve essere mantenuto in carica: alcuni infatti beneficiano di regimi di rotazione più alti, necessitando di immettere maggiore energia per una data unità di tempo.

I moderni rotori di carica offrono la possibilità di programmare, tramite uno schermo tattile, il regime di rotazione dell’orologio, il senso orario, antiorario o alternato, nonché di visualizzare la carica residua. La presenza di batterie ai polimeri di litio, conformabili per sfruttare al meglio lo spazio libero all’interno del portaorologi, abbinata a motori sempre più efficienti, consente un’autonomia senza precedenti.

Rotori di carica, un’eccellenza italiana

Nella storia dei rotori di carica che ho raccontato manca ancora un tassello: le persone che hanno avuto l’idea. E questo capitolo della storia parla italiano. L’imprenditore tessile italiano Sandro Colarieti, appassionato collezionista di Patek Philippe, inizia alla fine degli anni Ottanta a realizzare dei rotori per mantenere la carica dei suoi segnatempo. Dopo il positivo riscontro avuto dai suoi amici collezionisti, che gli richiedevano copie dei suoi rotori, Colarieti si rivolge direttamente a Patek Philippe. La maison si dimostra da subito interessata all’idea, e sottopone questi strumenti a rigorosissimi test, che durano addirittura un anno. Superate le prove, il prodotto viene messo in vendita con un nome suggestivo, che ancor oggi gli appassionati associano all’alta orologeria: Scatola del Tempo.

L’azienda oggi è ancora attiva e produce rotori di carica di ogni tipo, dai modelli più semplici a quelli con rotori multipli integrati in cassaforti blindate e celate all’interno di raffinati armadi in legno lavorato, in grado di integrarsi in qualunque salotto di lusso.

Il rotore di carica fa per me?

Se si collezionano orologi dotati di complicazione calendario, che sia annuale o perpetuale, il rotore di carica è un accessorio di fatto indispensabile. Ma il rotore di carica non è utile solo a chi possiede orologi complicati: chiunque abbia un buon numero di orologi automatici e desideri portarli al polso alternandoli uno con l’altro, troverà nel rotore di carica un utile supporto.

Pensiamo poi al pubblico femminile, che considera l’orologio un gioiello e lo indossa saltuariamente, alternandolo con i braccialetti. Questa abitudine porta le Case orologiere a proporre soprattutto orologi a batteria alle signore. Grazie al rotore di carica, invece, le donne appassionate di orologeria potranno apprezzare anche i segnatempo meccanici senza rinunciare alla possibilità di portarli salturariamente e senza doverli rimettere all’ora ogni volta che li indossano.

 


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