Orologi dall’URSS

Dr. N

L’orologeria sovietica e la corsa allo spazio

Parte 1

Come accennato nell’articolo sulla corsa allo spazio, nella competizione con gli USA, è Mosca a cogliere i primi, grandi successi. Il primo satellite artificiale in orbita, il primo animale nello spazio, il primo uomo nello spazio, la prima donna cosmonauta. E ancora, il primo equipaggio in orbita, la prima passeggiata spaziale, la prima sonda extraplanetaria… Il palmarès spaziale sovietico è indubbiamente ricco. Molti di questi traguardi sono stati accompagnati da orologi oggi poco noti, ma che hanno stabilito primati nel cosmo ben prima dei loro omologhi elvetici portati al polso dagli americani.

Vediamo insieme alcuni di questi grandi successi, provenienti da un mondo, quello del Blocco Socialista, che di rado è associato all’orologeria.

La storia dell’orologio sovietico

L’orologeria russa affonda le sue radici in epoca zarista. L’azienda oggi nota come Raketa, si occupa, per oltre due secoli, di realizzare gioielli per lo zar. L’anno di fondazione è il 1721, e il nome “Fabbrica di Petrodvoretz”, dato che sorge vicino alla città appena fondata dallo Zar Pietro il Grande, e che da lui prende il nome, San Pietroburgo. L’esperienza in campo gemmologico risulta preziosa anche in epoca sovietica, negli anni Trenta, quando la Petrodvoretz, futura Raketa, viene incaricata di realizzare le famose stelle rosse che adornano ancor oggi le torri del Cremlino.

Nel 1930, a Mosca viene fondata la Poljot: produce inizialmente orologi da tasca, con macchinari americani.

L’azienda è considerata di notevole importanza strategica: l’industrializzazione dell’URSS e lo sviluppo del comparto ferroviario rendono necessario disporre di mezzi affidabili e precisi per la misurazione del tempo. A partire dagli anni Trenta, vengono via via fondati tutti gli altri marchi dell’orologeria sovietica. I loro nomi sono evocativi: oltre alle già menzionate Poljot e raketa, rispettivamente “Volo” e “Razzo”, abbiamo Vostok, ossia Oriente, Slava, che significa Gloria, Pobeda, Vittoria, Molnija, Fulmine, Luch, Raggio, ed altri ancora. Il loro scopo al di là dei nomi, è uno solo: misurare il tempo in modo affidabile, essere prodotti in massa, e testimoniare la qualità e l’efficienza del settore industriale sovietico.

Poljot Svegliarino

Nell’immagine sopra, un Poljot degli anni Ottanta, dotato di funzione svegliarino, in cui la presenza di scritte in alfabeto latino anziché in cirillico ci rivela che questo particolare esemplare era destinato all’esportazione.

Il comparto orologiero dell’URSS, che raggiunge l’apice produttivo negli anni Settanta e Ottanta -la sola Vostok realizza quattro milioni di orologi l’anno, più dell’intera industria orologiera svizzera – cade vittima delle privatizzazioni e della grave crisi economica, che mette a rischio la sopravvivenza stessa della statualità russa, negli anni Novanta. Oggi solo due marchi rimangono in produzione: Raketa e Vostok. La Vostok, sia pur ridimensionata, sopravvive, affiancando ai propri modelli tradizionali, il Komandirskie e l’Amphibia, alcune nuove linee. Discorso simile per Raketa, che resiste con il suo storico movimento a carica manuale e alcune produzioni al quarzo.

L’orologeria sovietica e la corsa allo spazio

In questo articolo, diviso in due parti, trattiamo specificamente di quei modelli che danno il loro contributo alle imprese spaziali dell’URSS. Altri orologi del Blocco Socialista, dalle caratteristiche tecniche indubbiamente originali, saranno oggetto di trattazione separata.

1961: Il primo orologio nello spazio

Pochi sanno che il primo orologio a volare nello spazio lo fa “al polso” di un cane e in violazione delle regole dell’agenzia spaziale sovietica. Non solo, questo orologio è un umile Pobeda.

Andiamo con ordine.

Pobeda è un marchio economico voluto da Stalin, il quale trova inaccettabile che i soldati sovietici barattino i loro oggetti personali per gli orologi americani nella Germania occupata del 1945. Ordina allora che si realizzi un orologio da polso semplice ed economico, con cui equipaggiare il maggior numero possibile di soldati e civili russi. In appena un anno vengono distribuiti i primi Pobeda, ossia “Vittoria”, in onore della grande vittoria dell’URSS contro la Germania nazista.

Sotto, un manifesto della Pobeda commemorante il primo orologio nello spazio. Il modello qui ritratto è di produzione attuale, recando la scritta “POCCNN”, “RUSSIA”, a ore sei, in luogo della sovietica “CCCP”

Pobeda

Il dottor A. Genin, nel 1961, ha al polso un Pobeda, un semplice solotempo carica manuale con secondi a ore 6. Lo detesta sinceramente, ritenendolo poco raffinato e troppo banale per un medico che lavora nel programma spaziale russo: tenta allora di liberarsene facendosi il bagno, la doccia, correndo, ma nulla, il Pobeda resiste. Si presenta allora l’occasione propizia: Chernushka. Chernushka è una cagnolina che sta per essere mandata nello spazio, per poi far ritorno sulla terra. Il dr. Genin, ritenendo che la bestiola abbia poche probabilità di tornare, allaccia l’orologio alla zampa della cagnolina, immaginando che cane ed orologio andranno perduti nello spazio. Fortunatamente, il dr. Genin, come aveva errato credendo di rovinare il Pobeda con una nuotata, sbaglia credendo di non rivedere più cane e orologio: la missione ha pieno successo, e Chernushka torna sana e salva. La squadra di recupero rinviene l’orologio, risale al proprietario, e viene inviata una lettera di biasimo. Genin ha infatti condotto un esperimento non autorizzato dall’agenzia spaziale russa, includendo un oggetto estraneo nella capsula. È solo alla fine della Guerra Fredda, nel 1989, che il mondo dell’orologeria viene a conoscenza di questa storia, quando un anziano Genin appare in televisione, mostrando la lettera e l’orologio, ancora funzionante, cui evidentemente nel frattempo si è affezionato. Qui sotto, il fermo immagine che mostra il Pobeda che andò per primo nello spazio, al “polso”… di un cane!

Pobeda nello Spazio

Gagarin e il suo Shturmanskie

Il primo orologio ad andare nello spazio al polso di un essere umano è il Poljot Shturmanskie, sempre nel 1961, il 12 aprile. L’uomo che lo porta è naturalmente il Maggiore Yuri Gagarin, che ha ricevuto lo Shturmanskie – termine il cui significato è “[orologio] del navigatore” -, come tutti i suoi colleghi aviatori, quando si è qualificato come pilota all’accademia aeronautica, nel 1957. È un orologio semplice, un solotempo a carica manuale a diciassette rubini, dotato di antishock. La principale concessione alle peculiari necessità operative dell’Aeronautica è il meccanismo che arresta il moto della sfera dei secondi quando la corona è estratta. Noto come “hacking”, questo sistema consente di sincronizzare con precisione gli orologi degli equipaggi prima del volo.

Shturmanskie Gagarin

Lo Shturmanskie, già noto in quanto equipaggiamento dei piloti degli agili MiG, acquista grande popolarità a seguito di questa impresa. Viene anzi considerato per quasi trent’anni il primo orologio nello spazio, almeno fino a quando il segreto militare non viene sollevato e la storia di Genin, del suo Pobeda, e di Chernushka, resa nota al pubblico.

L’azienda di Mosca decide quindi di conservare il nome del modello attraverso i vari aggiornamenti tecnici che seguono, anche quando viene completamente stravolto dall’introduzione della funzione cronografica. Vedremo questo, ed altro, nella seconda parte.


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