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Cinque domande a… RA.DI.ME. Orologi

Redazione Chronosect

Noi di Chronosect ci impegniamo sin dai nostri inizi nel dare un volto e un nome ai nostri Venditori Certificati, al fine di creare e rafforzare i rapporti professionista-cliente. Questa volta abbiamo parlato con Raffaele di Meola, appassionato e commerciante di orologi a Treviso.

Come di consueto, iniziamo l’intervista chiedendo di parlarci un po’ di lei.

Sono Raffaele di Meola, titolare di RA.DI.ME. Orologi di Prestigio Treviso, azienda che prende il nome dalle mie iniziali. Prima che un commerciante, sono un appassionato di orologi. La mia affezione per questo mondo nasce già da bambino, quando a sei anni ritagliavo con le forbici le foto degli orologi – ricordo i Casio con calcolatrice di quegli anni – dalle pagine dei cataloghi PostalMarket. Procedevo poi a “indossare”, fissandoli con un pezzetto di nastro adesivo al polso e cambiandoli ogni giorno.

Poi sono cresciuto, ho iniziato a fare i primi lavoretti estivi, a quindici anni, e a comprare gli orologi veri. Il mio primo orologio è stato un Kienzle da seicentomila lire. Il secondo, un Sector subacqueo da un milione e duecentomila, poi molti altri, sempre acquistati scambiandoli con il precedente segnatempo. Lì ho iniziato a imparare, dal lato dell’acquirente, i rudimenti del mercato. Crescendo, ho frequentato le fiere di settore e ora sono diventato un commerciante.

Non ho mai dimenticato com’è essere un compratore di orologi, e ogni volta che ho davanti un cliente, ho davanti anzitutto un altro appassionato. Al momento, tra i miei orologi preferiti, ci sono lo Zenith El Primero Striking 10th per la tecnica, il Rolex Oysterquartz per lo stile, e il Laureato di Girard Perregaux per il connubio tra lusso e sportività. Al polso ho un Orfina Porsche Design: come quando ritagliavo i cataloghi da bambino, amo ancora indossare orologi diversi ogni giorno…

L’originale interno del negozio di Raffaele di Meola, a Treviso

In cosa si distingue il suo rapporto con il cliente?

Come detto, io, pur da commerciante, rimango anzitutto un appassionato di orologi. Se entra una persona in negozio e parliamo per un’ora di orologi, senza che venda nulla, non è un’ora buttata, ma un’ora dedicata alla mia passione. Ovviamente, su quaranta ore settimanali di lavoro, qualche orologio dovrò pur vendere per pagare la bolletta della luce! Però il rapporto umano con chi è dall’altra parte del bancone, quello per me è fondamentale.

Faccio un esempio per spiegare la mia relazione con i clienti. Mi ha telefonato un interessato all’acquisto di un orologio da circa duemila euro. Gli ho detto subito che non avevo al momento nulla in quella fascia di prezzo, ma l’ho invitato a fare comunque una chiacchierata in negozio, di persona. Una volta capito meglio assieme cosa cercava, l’ho indirizzato verso un altro commerciante di mia conoscenza che aveva in magazzino l’orologio che il cliente desiderava. Credo sia una strategia commerciale alla lunga vincente: ho costruito un rapporto con quella persona che avrà un ricordo positivo del sottoscritto e che tornerà in negozio se vorrà acquistare un altro orologio, o vi indirizzerà i suoi amici.

Un altro aspetto cui tengo molto è quello di “educare” il cliente all’orologeria.

Il commerciante come maestro per il cliente, al di là del mero rapporto di compravendita. È un’idea interessante, può dirci qualcosa di più?

Il ruolo del commerciante a mio avviso non deve limitarsi a essere quello di un mero tramite nell’acquisto e rivendita dell’orologio. Il bello di questo lavoro, e la nostra responsabilità come commercianti, è proprio la possibilità di insegnare al cliente. Le faccio un esempio: se in negozio entra una persona che chiede il Rolex GMT in acciaio con ghiera ceramica, che si vende al doppio del listino, io mi confronto con lui proponendogli un segnatempo che magari a listino fa 18mila e che si vende a metà di questa cifra. In questo modo, gli metto di fronte un orologio che essendo di grande qualità lo soddisferà sicuramente e che pagherà molto meno di quanto si aspettasse di spendere.

Un altro aneddoto per chiarire il mio rapporto coi clienti. Qualche anno fa, quando i Rolex Daytona si vendevano a dodicimila euro da un listino di otto o novemila, mi entra un cliente in negozio chiedendo proprio un Daytona. Al che pongo al cliente l’alternativa di un cronografo di Audemars Piguet, davvero un bell’oggetto, che di listino costava ventimila euro ma si trovava a seimila. Il cliente ha scelto l’Audemars Piguet. Se avesse comprato il Daytona, avrebbe speso dodicimila euro e oggi avrebbe al polso un orologio rivendibile intorno ai diciottomila; acquistando l’Audemars Piguet, ha speso seimila euro, e sa quanto vale oggi quell’orologio? Ventiquattromila. Acquistare un oggetto di qualità, al giusto prezzo, anche andando contro la moda del momento, alla fine paga. Ovviamente, se ho un Rolex in vendita a diecimila euro e arriva la mail di un cliente che, senz’altro aggiungere, ne offre novemilanovecento, si accetta. Però non è certo il mio modo preferito di lavorare: il bello è proprio il rapporto umano coi clienti, il parlare faccia a faccia di orologi, insegnare qualcosa e impararlo a mia volta…

Ha parlato di imparare qualcosa dai clienti. Ci può fare un esempio in cui questo è accaduto?

Mi è capitato che un cliente mi telefonasse chiedendo di un Seiko che costa a listino 1250 euro. Io, sorpreso dall’esistenza di orientali così costosi, telefono a un collega, che so essere commerciante di questi marchi. La mia sorpresa aumenta ancora quando questi mi racconta che il modello che il mio cliente mi ha richiesto è esaurito da sei mesi e che ci sarebbe un suo cliente dal quale si aspetta di ritirare un usato di quel modello, intorno ai duemila euro! Chi avrebbe detto che ci sono Seiko introvabili che si vendono usati sopra il listino? Sono sorprese che fanno piacere, perché mostrano l’esistenza di un mercato diverso dal solito.

Com’è la situazione di mercato dell’orologeria oggi e come vede il prossimo futuro?

Gli orologi che sono andati meglio sono i consueti Rolex sportivi in acciaio, Daytona, GMT, Submariner, eccetera. Se tutta la fascia di mercato sotto i settemila euro ha sofferto, quella sotto i tremila è stata, semplicemente, devastata.

C’è un problema di fondo, a mio avviso, nel mercato del lusso, derivante dalla cultura dell’ostentazione. Finora molta parte del mercato dell’orologeria di lusso è stato spinto dalla volontà di mostrare agli altri la propria ricchezza, più che dall’interesse per l’oggetto-orologio in sé.

Oggi però la consapevolezza della generalità della popolazione relativamente al tema “orologi” è differente rispetto a un tempo. Un esempio pratico: il politico che afferma che è necessario fare sacrifici e austerità, o l’imprenditore che annuncia la cassa integrazione in azienda, se si mostra con al polso un Rolex Daytona rischia grosso. Perché con Internet e i cellulari è un attimo fotografare l’orologio e cercare quanto costa. Un tempo, l’orologio di lusso al polso veniva riconosciuto solo da pochi appassionati. Ecco perché non è da escludere che in futuro alcune bolle scoppino: dopotutto, l’orologio di lusso non è un bene di prima necessità, e col lockdown molte persone prima benestanti hanno risentito della crisi.

Non necessariamente la fine di alcune bolle sarebbe un male, anzi: un mercato dell’orologeria più equilibrato, con prezzi più vicini al vero valore del prodotto e meno influenzati dalla speculazione, alla lunga valorizzerebbe chi lo merita davvero.

Per entrare in contatto con RA.DI.ME. Orologi, cliccate qui.

 


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