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Cinque domande a… Tempus Padova

Chronosect continua a mettere in contatto commercianti e clienti, con l’obiettivo di rendere sempre più personale e umano il rapporto tra chi compra e chi vende orologi di lusso. Oggi siamo andati a parlare con Tempus Padova, una realtà orologiera patavina molto attiva nel settore del vintage e dell’orologio da collezione.

Chi siete e da quanto tempo fate questo mestiere?

Mi chiamo Elvio Piva, e nasco come collezionista. A fine anni Ottanta, a una cena fra amici, uno di loro mi ha introdotto alla passione per l’immenso mondo dell’orologio. Io facevo tutt’altro mestiere, mi occupavo di commercio di microprocessori per le multinazionali dell’elettronica, ma sono rimasto affascinato e ho iniziato a collezionare orologi anche io. Ero appassionato di cronografi Rolex a carica manuale, possedevo qualche Patek Philippe e col tempo sono entrato nel mondo del double-name, ossia degli orologi “personalizzati” con il logo del venditore. Sono finito per diventare il principale collezionista al mondo di Serpico y Laino, o almeno credo: all’epoca non c’erano i social sui quali si condividevano le proprie collezioni come adesso, quindi le informazioni erano più scarse.

Fino al 2003 sono rimasto collezionista. Nel 2003 compro un piccolo negozio di orologeria, quasi per scherzo, dove ero entrato per comprare un quadrante di ricambio per un Daytona Paul Newman. All’epoca, infatti, avveniva spesso che se ne trovassero spaiati o su cassa sbagliata e che si dovesse porre rimedio. Insomma, parlando col titolare lui mi dice che è stufo, che gli andrebbe di cambiare vita, e finisco per comprare tutto il negozio a una cifra di poco superiore a quella che avrei pagato per il quadrante! Quel negozio, poco fuori del centro di Padova, si chiamava Tempus. Il nome poi è rimasto anche quando ci siamo trasferiti nella sede successiva.

 

Può raccontarci qualcos’altro di quell’affascinante periodo del mercato orologiero che furono gli anni Ottanta e Novanta?

All’epoca non c’era ancora il collezionismo come oggi lo intendiamo: gli orologi di lusso erano quelli da tasca, si compravano una volta sola e si tenevano a vita, tramandandolo di padre in figlio. Non c’erano commercianti di orologi usati, c’era soltanto qualche antiquario nelle grandi metropoli che ogni tanto trattava orologi da polso. La svolta avviene con la Swatch, a fine anni Ottanta. Questi orologi diversi, accattivanti, colorati, si abbinano allo stile, al vestito, insomma, instillano nelle persone l’idea che l’orologio è un accessorio che completa il tuo aspetto e varia con esso. Naturalmente, chi sta meglio economicamente non si accontenta di abbinare al proprio Armani uno Swatch, vuole qualcosa di più prestigioso, ed ecco che si comincia a ricercare il Rolex, il PatekPhilippe, l’AudemarsPiguet da portare di volta in volta alla cena elegante, in ufficio, nelle occasioni mondane…

La differenza tra il mondo dell’orologio degli anni Novanta e Duemila, e quello di oggi, è che all’epoca era più facile mettersi in gioco, comprare e vendere, trovare un modello che piaceva, portarlo un po’, scambiarlo con un altro aggiungendo qualcosa… Certo, si parla sempre di cifre importanti, ma rispetto a oggi il collezionismo e il passo successivo, ossia il commercio, erano decisamente più abbordabili. Oggi i margini sono risicati e i costi di entrata nel mercato sono davvero alti.

Torniamo a Tempus. Nel 2003 acquista il negozio poco fuori del centro di Padova. Com’è arrivato all’attuale sede?

Dopo l’acquisto del primo negozio, complice la notevole forza di traino del settore, che andava davvero bene nei primi anni Duemila, la mia passione per l’orologio, e le conoscenze che avevo grazie al precedente impegno lavorativo, ricevo grosse soddisfazioni. È un periodo in cui lavoro mezza giornata con l’elettronica e l’altra mezza con gli orologi. I risultati arrivano, a tal punto che, nel 2008, quando la crisi ha causato la ristrutturazione del mondo dell’elettronica, ho scelto di lasciare il settore e di investire nell’acquisto dell’attuale sede di Via San Fermo, a Padova, già sede della concessionaria di Audemars Piguet di Padova. Ci troviamo in quella che forse è la più bella via del commercio cittadino. Il nostro staff è composto, oltre che da me, da un orologiaio per le riparazioni e le revisioni, da un esperto del digitale che si occupa del sito e della commercializzazione via internet e dalla nostra esperta di amministrazione e contabilità. I cavalli di battaglia della Tempus sono i cronografi Rolex, i Rolex GMT e Submariner, i Patek Philippe, insomma, il vintage in generale… Ci occupiamo anche di moderni per poter soddisfare il cliente occasionale che passeggiando per la via delle griffe si ferma e li richiede.

Ci parli un po’ di mercato. Come va il vintage, come va il moderno, qual è stato l’impatto della crisi…

Con la crisi economica seguita alle misure prese nel contesto del Covid c’è stata una pulizia del mercato, per certi versi anche inevitabile.Molti soggetti che si erano improvvisati commercianti non hanno retto la crisi; si è assistito a una scrematura per cui il cliente si rivolge direttamente ai concessionari per l’acquisto del nuovo e sceglie i commercianti più solidi e corretti per trattare il solo usato.

Il mercato europeo degli orologi di lusso nuovi con questa crisi è esploso, perché a una domanda molto sostenuta non è corrisposta una offerta equivalente. Il dollaro oggi è molto debole, in zona 1.20, quindi è presumibile che appena ripartiranno i voli per l’America ci sarà un “travaso” di orologi nuovi da lì, che aiuterà a calmierare un po’ il mercato europeo. Noi continuiamo a credere molto nel vintage, per varie ragioni. Anzitutto, quello dell’orologio nuovo è un mercato “isterico”, risente di tagli alla produzione concordati dalle Case per alzare i prezzi, delle mode, dei tassi di cambio, e di un atteggiamento esasperatamente competitivo da parte del cliente. Chi vuole il nuovo spesso chiede “ma se acquisto questo orologio e te lo riporto fra un anno, quanto mi dai?” Questo è un po’ svilente per il nostro mestiere: dovremmo essere più simili a commercianti d’arte che a consulenti finanziari!

L’orologio di lusso nuovo è ormai un bene rifugio, che a differenza dell’oro oscilla meno nel prezzo giornaliero e a differenza del quadro d’artista o del mobilio di pregio è facilmente trasportabile. Insomma, un collezionismo trasportabile che si può esibire. Tutte ottime cose, per carità, ma l’orologio dovrebbe essere un piacere, prima che un oggetto di speculazione. Invece, nel campo del vintage, c’è ancora molta passione, molto collezionismo, molto acquisto per il piacere dell’oggetto in sé.

Io, quando penso agli orologi in un contesto di investimento, penso a una foto di me a Capri con mia figlia piccolissima, in cui ho al polso un Patek Philippe Nautilus, pagato all’epoca otto milioni di lire. Era la metà degli anni Novanta. Nessuno degli amici a cena che mi dicesse “Che bell’orologio!”, anzi: tutti a commentare: “Ma che orologio hai, pare Dumbo con quelle orecchie di fuori!” Oggi, c’è il collezionismo dei modelli Nautilus, con decine di pezzi in un’unica collezione. Nell’orologeria non ci si deve mai dimenticare di quanto cambia la moda…

Tornando all’oggi, con la crisi del Covid ci sono stati molti dubbi, complici la chiusura delle fabbriche e delle fiere, il blocco di mercato… Dubbi anche esistenziali: “Il mondo avrà ancora desiderio dell’orologio di lusso dopo questa crisi?”, ci si chiedeva. Molti pensavano che il moderno sarebbe calato. Invece proprio il moderno è esploso e il vintage ha sostanzialmente retto. Ora, la mia domanda è: quando le fabbriche riapriranno, cosa capiterà ai prezzi del nuovo, soprattutto i Rolex più richiesti? Io preferisco puntare sul vintage, più stabile.

Ci racconti qualcosa dell’altro lato dell’orologeria: quello della clientela.

Il mercato dell’orologio, naturalmente, è globale. Però c’è una clientela locale, con cui si lavora soprattutto per quanto riguarda incide negli usi e costumi locali. Nel Veneto non c’è una cultura dell’ostentazione. L’industriale che compra l’orologio di lusso non ha piacere che lo si sappia e non intende sfoggiarlo. Il veneto, di base, non spende tanto per vivere e non ama mostrare troppo. A Padova c’è un Tempus e non ci sarebbe spazio commerciale per un altro negozio come il nostro. Se ci spostiamo, per dire, nell’ambito romagnolo, a Riccione, Modena, a Bologna la mentalità è molto più godereccia, si spende molto in orologi, macchine, divertimenti, ristoranti…

Il turista è un tipo di cliente totalmente diverso da quello locale. È una persona che arriva in una città celebre, come Venezia, Roma, Milano, Verona, Cortina, Jesolo… Insomma, pensiamo a una località culturale, o di mare, di montagna, di lago dove, vivendo una vacanza piacevole, se ne voglia portare a casa un bel ricordo. Questo tipo di clientela è ovviamente ridotta a causa delle restrizioni imposte a seguito del Covid, ma già prima non se la passava bene: fra limite ai contanti, plafond ridotti nelle carte di credito, il bonifico che ci mette un giorno ad arrivare e che quindi non è praticabile per un acquisto d’impulso.

La massima soddisfazione per chi lavora con l’orologio è che il cliente si affidi al commerciante, che diventa suo personale consulente, per scegliere il proprio orologio. Molti clienti oggi non ascoltano il venditore e pensano anzi che abbia secondi fini, che voglia solo svuotare il magazzino. Il che ci sta, però si perde molto la dimensione umana, se io ti consiglio quell’orologio tra due o tre che hai scelto, dovresti affidarti al mio consiglio, crederci. Purtroppo molte volte c’è una conflittualità cliente-commerciante anziché una collaborazione, che è sbagliato perché si cerca solo di cautelarsi reciprocamente e non prendere fregature. Si è passati da “mi piacerebbe prendere” a “devo assolutamente averlo sotto un certo prezzo”. A fine giornata sei stremato, come avessi combattuto una battaglia. Le persone dovrebbero venire qui per passione e piacere personale, scoprire l’orologio che fa per loro, e uscire contente sia che abbiano acquistato sia che abbiano semplicemente parlato della loro passione.

Un messaggio che vogliamo dare agli amici collezionisti è: fidatevi di pochi, ma quando lo fate, ascoltateli per davvero. Il vostro commerciante di fiducia conosce i vostri gusti, il mercato, la vostra collezione e i vostri obiettivi. Parliamo invece di un colpo di fulmine, di un orologio che vi ha rapito il cuore? Allora seguitelo, il cuore. Sempre.

Potete contattare Tempus Padova cliccando qui.


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