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L’antishock

Dr. N

Il punto più vulnerabile nel movimento di un orologio meccanico è certamente il bilanciere. I produttori di orologi meccanici se ne sono presto resi conto, e per proteggerlo è stata ideata una tecnologia che ancora oggi viene sfruttata su tutti gli orologi dotati di scappamento ad ancora svizzera, vale a dire, sulla quasi totalità dei segnatempo da polso in commercio: l’antishock. Scopriamo allora perché questo componente è tanto importante da essere diventato imprescindibile.

A cosa serve un antishock

Quando, con la Prima Guerra Mondiale, l’orologio da polso inizia a diffondersi anche tra il pubblico maschile, ci si accorge presto di un serio difetto: la poca resistenza agli urti. Il problema non è stato affrontato in precedenza, in quanto gli orologi da taschino diffusi fino a quel momento vengono portati, per l’appunto, in tasca. Qui sono protetti dagli urti a cui un orologio da polso è invece esposto: il massimo rischio per un orologio da tasca è di cadere in terra, rischio contro il quale l’aggiunta della quasi ubiqua catenella di ritenuta è assicurazione sufficiente. Un orologio portato al polso è invece per sua natura lontano dal centro di gravità del corpo e non gli vengono certo risparmiati urti e oscillazioni.

I primi orologi da polso di ampia diffusione sono poco più che orologi da tasca con anse saldate alla cassa per potervi inserire un cinturino. Non presentano quindi le caratteristiche tecniche necessarie per resistere alle sollecitazioni derivanti dall’essere portati al polso, in particolare considerando lo stile di vita molto più attivo del nostro degli uomini del primo Novecento. In questi orologi, la ruota del bilanciere poggia su perni e cuscinetti non ammortizzati. Questi perni sono molto sottili ed hanno un’elevata durezza superficiale, il che riduce l’attrito ma rende più fragile il metallo. In caso di sollecitazione,soprattutto se laterale, è facile che i perni si spezzino.

Come funziona un antishock

Negli anni Trenta, il problema viene risolto con una tecnologia così ben congegnata da essere tuttora, quasi un secolo dopo, lo standard di riferimento: l’Incabloc. Incabloc in realtà è il nome commerciale dell’azienda che produce la gran parte degli ammortizzatori per bilancieri in uso oggi, ma viene associato anche al suo prodotto di maggior successo, sebbene la stessa azienda abbia prodotto e produca diversi modelli di antishock.

L’idea dietro l’antishock è quella di permettere al rubino su cui poggia il perno della ruota del bilanciere di muoversi. Il rubino è un materiale molto apprezzato nell’orologeria, perché consente un bassissimo attrito. La sua elevata durezza ha però un rovescio della medaglia, l’indeformabilità quando sottoposto a colpi: per questo, il – sottile – perno della – grande – ruota del bilanciere tende a spezzarsi in caso di sollecitazione. L’antishock consiste in una molletta collocata posteriormente al rubino, che lo tiene premuto in posizione in modo che il perno possa regolarmente ruotarvi contro quando l’orologio non è sottoposto ad urti, ma che permette al rubino di muoversi quando il perno, sollecitato da un urto, preme contro di esso con troppa forza, evitando il rischio che il perno stesso si spezzi.

L’Incabloc conosce un successo straordinario. All’apice della sua diffusione, negli anni Sessanta del Novecento, ne vengono prodotti quasi trenta milioni di pezzi all’anno: in pratica, l’intera industria orologiera svizzera e occidentale si rivolge a quest’azienda, il cui prodotto è immediatamente riconoscibile grazie alla forma a lira della molletta di ammortizzazione del rubino.

Negli anni Settanta, questa azienda, come molte altre del settore orologiero svizzero, cade vittima della Crisi del Quarzo. I segnatempo a batteria, con meno parti mobili ed il bilanciere sostituito dall’oscillatore al quarzo, sono molto più robusti e non necessitano di particolari accorgimenti antishock.

Con la ripresa della passione per l’orologeria meccanica negli anni Ottanta e Novanta, Incabloc torna in attività, ricominciando a fornire i suoi dispositivi antishock ai maggiori produttori di movimenti.

L’antishock oggi

L’antishock rimane, e rimarrà, fondamentale per il buon funzionamento di ogni orologio da polso. È una tecnologia che, come molte altre nell’orologeria meccanica, svolge perfettamente lo scopo per il quale è nata, e che non vi è ragione di alterare. Il progresso ha senso soltanto se porta ad un miglioramento: se il prodotto è già adeguato allo scopo, perché cambiarlo?

Un’ultima curiosità: l’antishock, pur essendosi diffuso negli anni Trenta del Novecento, è in realtà l’ennesimo colpo di genio del più grande orologiaio della Storia. Stiamo parlando di Abraham-Louis Breguet, inventore della spirale Breguet, del tourbillon, della ripetizione sonora… Due delle sue creazioni, l’orologio a carica automatica e l’antishock – che lui chiama “Paracadute” -, sono accomunate dall’essersi diffuse dopo oltre un secolo dalla sua morte, quando l’orologio da polso diventa d’uso comune. L’orologio da tasca, infatti, si muove troppo poco per restare in movimento grazie alla carica automatica e, sempre per la sua intrinseca staticità, non subisce abbastanza urti per giustificare la presenza di un sistema antishock.

Il primo antishock: il paracadute di Breguet

Solo con l’orologio da polso, la carica automatica di Breguet diventa utilizzabile, ed il suo antishock necessario. Indovinate chi ha inventato il primo orologio da polso? Esatto, sempre il geniale Breguet, che nel 1810 realizzò per la regina di Napoli il primo segnatempo da indossare come un bracciale. Chissà se avrebbe immaginato come queste sue tre creazioni – l’orologio da polso, la carica automatica, l’antishock – avrebbero continuato a trasformare il mondo orologiero, combinandosi tra loro, cent’anni dopo che lui le ideò…

 

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